Siderale è una poesia che ho scritto molti anni fa, sotto l’influenza di Maria Luisa Spaziani che ho conosciuto negli anni ’90 a Milano ed ho rivisto all’inizio di questo secolo. Le sue “Poesie con la mano sinistra” sono piccole perle, messaggi intimistici che volano nell’universo, perchè l’io per la Spaziani ha una linea diretta con l’infinito.
Sulla scia di queste riflessioni, parlando del rapporto Io/Dio, finito/Infinito, è nata questa poesia che, ora mi accorgo scivola sul tempo. Un dilemma quello del tempo finito (dove esiste la morte) e tempo infinito che comprende tutto l’Universo, dove il presente non ha mai fine e dove non regna la nostalgia per ciò che è stato e le speranze di un futuro che vorremmo sempre migliore.
Ma mi accorgo anche che Siderale è una poesia sulla parola. Quale sarà la parola poetica dello spazio? Cambierà aspetto, forma, voce? Oppure sarà solo il silenzio, quel silenzio ammantato da ghiacci che pensiamo possa essere ai confini dell’Universo?

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