Portami con te è un libro complesso, una raccolta di poesie a due o a più voci, tenute insieme da un filo sottile, quasi la trama di un velo, tessuto con la consapevolezza che il nostro mondo, il nostro universo sta mutando e costringe gli umani al “grande salto”, a varcare gli antichi sistemi e buttarci a capofitto in una nuova era. Quando ho scritto questo libro eravamo nel pieno del covid: sentivo anch’io come molti, l’esigenza di un cambiamento radicale.
In “Portami con te” c’è il canto di Lui, un marinaio che esprime il proprio malessere in una sorta di diario di bordo, dove narra il timore del viaggio, un timore che supera la curiosità e la necessità di percorrere altre avventure. C’è anche il tema della lontananza, la nostalgia per le cose, per gli amori giovanili, per gli affetti lontani.
C’è il canto di Lei che parte da un’invocazione, che nasce dall’attesa da una solitudine coatta, dal desiderio di sfuggire ad un destino che la vuole come le altre, uguale a mille altre, senza un profilo particolare.
Lei vuole partire con il suo uomo, essere compagna di viaggio, di questo ultimo viaggio che, forse non avrà ritorno.
C’è, infine, in questa raccolta una terza voce che compare e scompare, è la voce della poesia che può dare un senso a questo percorso manifestando i propri fondamenti.

PORTAMI CON TE
Portami con te, portami lontano,
nell’iperuranio impallidito e stanco
di una foto scalfita dal tempo
nel bagliore di un lampo
che acceca l’azzurro del cielo.
Portami via, ti prego, nell’ipertempo uggioso
nell’alba cinerina d’un mattino senza sole
dove i minuti sono uguali all’eterno
e l’infinito vale
un granello di sabbia disperso nel vento.
Portami lontano dove guardarti
Io possa negli occhi
e dirti parole che ancora tacciono
nel profondo del cuore.

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