- Perché la decisione di scrivere un libro principalmente di poesie?
- Perché il nostro pianeta merita un linguaggio alto. La prosa è inflazionata dal romanzo che, oggi più che mai, è stilisticamente basso. La prosa ha perso anche gran parte del lessico che appartiene alla nostra tradizione letteraria, mentre la terra si arricchisce, genera elementi o esseri viventi che sono in perenne relazione tra loro e sono in perenne relazione anche con noi che non abbiamo tempo per cogliere il loro messaggio. Ecco perché ho scelto la poesia, perché già nell’antichità chi ha cercato di spiegare agli uomini la terra, lo ha fatto attraverso la poesia.
- Tema centrale – fin dal titolo – è il rapporto tra l’uomo e la terra: com’è oggi questo rapporto? C’è la consapevolezza di una appartenenza e di un equilibrio?
- Non sapendo cogliere il messaggio che la terra e tutte le sue creature ci inviano, non possiamo stabilire una relazione alla pari. Intendo dire che, il fatto di esserci sempre posti al centro dell’Universo ha generato un modo sbagliato di vivere e di intendere l’universo intero. Essere al centro ci pone in una condizione di superiorità su tutto ciò che ci circonda, sul mondo vegetale, su quello animale, sulle razze con caratteristiche somatiche diverse dalla nostra, ci consente perfino lo sfruttamento della terra, dei fiumi, delle montagne. La terra, invece ci parla sempre e possiamo sentire la sua voce non solo nel vulcano ma anche attraverso le sue creature, voci e brusii che esistono quando abbiamo il massimo silenzio.
- Come mai si ritrova spesso il ricorso ai miti della terra, con le loro virtù ma anche i loro vizi sempre estremizzati? Quale valore hanno per l’umanità?
- L’antropologia contemporanea dice che la caratteristica del genere umano è quella di essere stato da sempre capace di raccontare storie. Anche noi abbiamo bisogno di storie, oggi più che mai. Ma se facessimo un albero genealogico delle storie, se ogni autore dicesse, da dove nasce la sua storia, la ritroverebbe nel mito. Nel mito, l’uomo spiega ciò che non riesce a capire della terra. Per giustificare la pioggia ha creato una divinità, lo stesso per il mare, lo stesso per il vulcano. Dafne per sfuggire al Dio ricorre alle piante e cerca riparo nella loro corteccia. E così andando avanti ritroviamo nei miti la storia del rapporto tra l’uomo e la terra che lo ha generato. Il mito di Adamo, di cui parlo nel libro narra la rinuncia a concepire la terra come culla, come madre perversa e ossessiva nei suoi doni e nelle sue imposizioni. Uno status quo senza tempo e, quindi, senza uscita, cui Adamo risponde con la rinuncia e il taglio il taglio del cordone ombelicale che lo tiene legato a Dio.
- Non esiste in queste poesie una metrica fissa come accade nei poemi: si trovano prosa, ode, versi liberi. È una scelta voluta quella di dare questa varietà? E perché è stata fatta?
- Il libro è una raccolta di poemetti che si intrecciano perché rispecchiano l’apparente disordine della vita sulla terra. Diventando agricoltori, noi abbiamo dato un nostro ordine alla terra, un ordine geometrico. Ma la terra ha un suo ordine, prodotto dal caos che ha generato l’Universo. Ma è un ordine fatto di relazioni analogie, movimento e stabilità, è l’armonia della terra che ho voluto riprodurre nella struttura del libro. Per quanto riguarda la metrica, essa c’è come in tutta la poesia moderna, ma è nel verso, è una successione di rime e di accenti.
- La scrittura è caratterizzata da molta aggettivazione: è anche questa una precisa scelta stilistica?
- Sì. In primo luogo per favorire l’eleganza del verso, in secondo luogo l’aggettivo da continuità al discorso e quindi ha un valore verbale. Il verbo conclude e racchiude il concetto. I latini lo mettevano in fondo alla frase. Ma la poesia ha bisogno di continuità e di un andamento quasi musicale.
- Quanto conta oggi la ‘parola’ per l’uomo?
- Oggi assistiamo al decadimento della parola e facciamo un uso approssimativo della lingua, questo è il principale effetto dell’imbarbarimento del nostro tempo. L’approssimazione dei termini porta a cogliere e ad analizzare superficialmente i problemi.
- Cosa può fare oggi l’uomo per salvare la terra, non dal punto di vista prettamente ambientale ma in generale come realtà viva che ci circonda ma che non esiste solo per noi?
- Ad esempio, cominciare a ribaltare il concetto. Non è la terra che ha bisogno di essere salvata perchè la terra non morirà mai. Surriscaldamento, desertificazione, crescita delle acque, sono trasformazioni del pianeta. E’ il futuro dell’uomo che viene messo a rischio. Noi moriremo. Di caldo, di sete, di epidemie, di guerre. La guerra è la calamità più grossa, l’azione più feroce che l’uomo possa compiere. In una poesia del mio libro, Getsemani, io paragono la guerra al teatro della sofferenza di Cristo assediato nel deserto dal demonio. Basterebbe anche avere più rispetto di noi stessi come genere umano per non rubare vita e risorse alla terra.
Un libro di poesie dedicato ai miti e alla terra Intervista di Fabio Conti per L’Eco di Bergamo
CHI SONO
Giornalista, scrittrice e critica cinematografica, ho collaborato con importanti quotidiani provinciali e nazionali ed ho diretto alcune riviste. Mi dedico da tempo alla scrittura creativa in prosa e in versi. Molte mie poesie hanno ricevuto premi e segnalazioni critiche e sono pubblicate su diverse antologie letterarie, tra cui le riviste “Poeti e Poesia”, Sono segnalata su “Poeti del terzo millennio” con la pubblicazione di una silloge. Ho pubblicato tre raccolte di poesie: “La parola è il mio dono”, ed. Libreria Editrice D’Urso, e “Penelope stanca”, ed. Il mio libro, (diffuso da Feltrinelli e presentato alla Fiera del Libro di Torino) e “Portami con te”, per Aletti editore.
Da alcuni anni sono Presidente dell’Associazione Culturale Clementina Borghi di cui curo sia il Concorso Letterario Nazionale, Premio Treville, giunto quest’anno alla sua XXV edizione, sia l’antologia che si accompagna al Premio.

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