IL MITO SECONDO LE DONNE

Rileggere il mito o la letteratura da un punto di vista femminile significa rivedere tutto e capovolgere i ruoli. Per esempio, siamo sicuri che Penelope amasse tanto Ulisse al punto di conservargli e salvaguardare il regno? O non lo teneva forse, per Telemaco, tanto da essere quasi infastidita dal ritorno del marito, come avviene nel bel racconto di Gino Malerba? E siamo poi sicuri che Pasife fosse una pervertita che amava far sesso con gli animali, e non è che fosse il desiderio dell’ambizioso consorte ad indurla ad unirsi ad un toro, animale sacro per gli Egizi? Questo ed altro nei racconti che qui propongo. Nella prosa la storia degli uomini e le mie riflessioni, nei versi, il pensiero delle donne protagoniste.

TESSITRICI

  1. Aracne

Le tessitrici fa parte di un mio poemetto con protagoniste le donne. Si tratta di una rivisitazione del mito in chiave femminile. Il mito cantato dalle donne perde la sua matrice epica ma al Polemos sostituisce una riflessione sui ruoli imposti da una società – come diceva Virginia Wolf – coniugata al maschile. Quando l’eroe parte, tutto il popolo applaude, ma la moglie piange e la madre fa di tutto per sottrarlo alle armi. Se rileggiamo al femminile la storia di Achille non troviamo più il bagliore delle armi o la polvere sorta dalle accozzaglie belliche, ma la storia di una donna che percorre tutti i luoghi divini, le anticamere e i corridoi delle attese: dall’alto dell’Olimpo al fango dello Stige, dalle Parche alle viscere della terra dove Vulcano avrebbe dovuto forgiare armi invincibili. Ecco lo scudo di Achille: prende il posto di una tela perché è opera di un uomo. Vi è narrata tutta la storia dell’Ellade, una storia fatta di guerre, di imprese epiche, di vittorie.

Vulcano forgia questo scudo mentre Penelope tesse la sua tela. Di giorno tesse, di notte disfa il lavoro e probabilmente ciò avviene sulla riva del mare sotto i raggi della luna, sotto il benefico influsso di una divinità femminile che ha scelto la notte per regnare libera e sovrana, che è muta, come Penelope è regina di poche parole.

Le storie delle donne dell’antica Grecia sono narrate al telaio, in preziosissimi ricami, nell’estrema bellezza dell’armonia dei fili e dei colori. Al telaio fioriscono i racconti, le donne si parlano con la consapevolezza del loro compito, quello di creare qualcosa di armonico e di bello che attenui la violenza della quotidianità maschile spesa per nutrire, proteggere,, invadere, difendere, diventare potenti. Agli uomini tocca l’eroico, “polemos”, la guerra, alle donne tocca l’armonia, la narrazione del bello, l’amore. Thanatos ed Eros. Solo gli uomini potevano far nascere una guerra atroce, lunga e distruttiva da una gara di bellezza e da una storia d’amore. Ma le donne che per prime hanno narrato l’armonia del velo tessuto dalle Grazie per coprire la bellezza di Venere, hanno dato all’amore una nuova dimensione quella di una narrazione continua che di filo in filo, di tessuto in tessuto sempre si arricchisce.

Ma non è solo il mito a narraci di quanto le donne siano partecipi, protagoniste, promotrici e fonti di ispirazione. Anche la letteratura della nostra epoca parte da qui, dalle donne che ricamavano e tessevano raccontandosi e celebrando le imprese dei cavalieri e dei loro paladini, superando attraverso il sogno i confini reali di matrimoni costretti, di lunghe attese, di lontananze epiche. Ed anche qui la tessitura è il luogo, il desktop, sui cui fioriscono versi e racconti, ma anche il luogo da cui traggono origine le diverse lingue letterarie dei primi regni europei.

Narrare storie, tessere storie: mettere insieme i fili del racconto, intrecciare, distanziare alternare nodi e liberare intrecci: anche la favola è un telo ornato di colori, ricami, eventi. E’ lì che emerge il ruolo delle donne nella letteratura di ogni paese e di ogni tempo. Rileggere il mito, la letteratura con gli occhi delle donne, significa anche analizzare una società che ha visto di epoca in epoca, le donne oggetto sessuale, patrimonio per la procreazione di futuri soldati, che fossero nobili o schiavi, ispiratrici di sentimenti profondi, organizzatrici culturali.

Nel mito non esiste donna che non venga rapita o violentata, ora dagli eroi, ora dagli Dei, soprattutto se non si conosceva l’autore del concepimento; le donne sonostate sempre -anche nella mitologia – portatrici di sentimenti positivi  a difesa della patria, della famiglia o del regno – si veda Penelope – ma sono state anche punite se tentavano di spostarsi da questo ruolo o se rivendicavano capacità che le rendevano simili agli Dei o che le avvicinavano al Divino. Circe è una strega per via della sua conoscenza delle erbe, come tale non potrà mai competere con Penelope.

Nella storia accade la stessa cosa: il ratto delle Sabine non è un’impresa eroica dei romani, ma un vero e proprio rapimento di massa. Donne strappate alla famiglia, al marito, ai figli. E quando i sabini se le vogliono riprendere anche a Roma hanno mariti, figli, padroni. Nella società di struttura maschile le donne non hanno scampo, non possono uscire dal proprio ruolo riproduttivo e dedicarsi alle arti, alla guerra, alla politica. Ovunque è così, escluso per le mitiche Amazzoni, che però hanno rinunciato spontaneamente ad uno dei loro attributi sessuali ed organi riproduttivi per essere libere di combattere. Anche le Valchirie sono creature dedite alla Guerra, poco inclini alla famiglia, creature eccezionali che Wagner vede nella loro 2cavalcata” veloci e flessuose come i loro animali.

A torniamo alle tessitrici: qui troviamo il mito forse più antico. E’ una storia di ambizione e di punizione, è anche la vittoria del divino sulle ambizioni umane. E’ la storia di Aracne, una grande ricamatrice che ha osato sfidare Minerva. Per questo è stata punita dalla Dea, perché se gli uomini possono sfidare il divino e diventare eroi, quindi immortali, alle donne questo non è concesso.

Aracne, figlia del tintore Idmone, era una fanciulla che viveva nella città di Ipepe, nella Lidia. Era molto conosciuta per la sua abilità di tessitrice perchè le sue creazioni erano di estrema bellezza e perchè aveva una grazia ed una delicatezza uniche nell’eseguire le sue tele.
Aracne era molto orgogliosa della sua bravura tanto che un giorno ebbe l’imprudenza di affermare che neanche l’abile Atena, anche lei famosa per la sua abilità di tessitrice, sarebbe stata in grado di competere con lei e, presa dalla superbia, ebbe l’audacia di sfidare la stessa dea in una pubblica gara.
Atena, non appena apprese la notizia, fu sopraffatta dall’ira e si presentò ad Aracne sotto le spoglie di una vecchia suggerendo alla stessa di ritirare la sfida e di accontentarsi di essere la migliore tessitrice tra i mortali. Per tutta risposta Aracne disse che se Atena non accettava la sfida era perchè non aveva il coraggio di competere con lei. A quel punto Atena si rivelò in tutta la sua grandezza e dichiarò aperta la sfida. 
Una di fronte all’altra Atena ed Aracne iniziarono a tessere le loro tele e via via che le matasse di lana si dipanavano apparivano le scene che le stesse avevano deciso di rappresentare: nella tela di Atena erano rappresentate le grandi imprese compiute dalla dea ed i poteri divini che le erano propri; Aracne invece, raffigurava gli amori di alcuni dei, le loro colpe ed i loro inganni. 
Quando il lavoro fu completato, la stessa Atena dovette ammettere che la tela di Aracne aveva una bellezza che mai si era vista: i personaggi sembrava balzassero fuori dalla tela per compiere le imprese rappresentate. 
Atena, non tollerando l’evidente sconfitta con rabbia afferrò la tela della rivale e la stracciò in mille pezzi. 
Aracne, sconvolta dalla reazione della dea, scappò via e tentò di suicidarsi cercando di impiccarsi ad un albero. Ma Atena, pensando che quello fosse un castigo troppo blando, decise di condannare Aracne a tessere per il resto dei suoi giorni e a dondolare dallo stesso albero dal quale voleva uccidersi ma non avrebbe più filato con le mani ma con la bocca perchè fu trasformata in un gigantesco ragno.

Ad Aracne ho dedicato due poesie

I.

Guardo la mia tela, incerta e sempre uguale.

E’ una trappola infernale

tessuta di vendetta.

Non è il Velo che adornò Afrodite,

fatto di grazia e di armonia

(io non ho più voce)

nè l’incompiuta tela di Itaca

con cui Penelope

difese il regno di un marito viaggiatore.

Nella natura io ritrovo la mia forza,

e da preda divento predatore.

Sulla tela ho posto le tue false parole,

una ad una le bugie danzano,

cadono come mosche, con vergogna.

Forze della terra salvate Dafne

dalle grinfie del Dio!

Che sia ulivo o alloro,

preferisce diventare corteccia.

II.

Non riporterai qui la dolcezza del tuo sguardo,

le tue promesse succose, le allettanti bugie

che io bevevo come nettare divino.

Tu non tornerai.

A me non resta che il maleficio della dea:

se apro la bocca per chiamarti,

esce una trama,

il filo di una rete che tesso con dovizia.

Nella solitudine dei miei boschi

seguo un canto continuo

di sogni e di inganni.

Nel silenzio della notte cadono perle

che adornano il mio racconto,

non sono che lacrime spese per me,

per te, per il nostro amore.

Oh, quante creature amano

e sono tradite dai loro stessi sogni!

Caronte è un mostro infernale,

ma anche gli eroi, tanto belli,

sanno far provare dolore.



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CHI SONO

Giornalista, scrittrice e critica cinematografica, ho collaborato con importanti quotidiani provinciali e nazionali ed ho diretto alcune riviste. Mi dedico da tempo alla scrittura creativa in prosa e in versi. Molte mie poesie hanno ricevuto premi e segnalazioni critiche e sono pubblicate su diverse antologie letterarie, tra cui le riviste “Poeti e Poesia”, Sono segnalata su “Poeti del terzo millennio” con la pubblicazione di una silloge.  Ho pubblicato tre raccolte di poesie: “La parola è il mio dono”, ed. Libreria Editrice D’Urso, e “Penelope stanca”, ed. Il mio libro, (diffuso da Feltrinelli e presentato alla Fiera del Libro di Torino) e “Portami con te”, per Aletti editore.

Da alcuni anni sono Presidente dell’Associazione Culturale Clementina Borghi di cui curo sia il Concorso Letterario Nazionale, Premio Treville, giunto quest’anno alla sua XXV edizione, sia l’antologia che si accompagna al Premio.

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