Di fronte alla crudeltà della Guerra, da che parte devo stare? Dell’invasore, anche se invade per giusta causa o dell’oppresso che conta ogni sera più morti?
Io sono donna e le donne in fatto di guerra, prima di giudicare si chiedono che senso ha una guerra. Il senso di una azione bellica in sé e per sé lo si giudica dal numero di morti lasciati sul campo di battaglia che oggi è qualsiasi posto, case piazze scuole, ospedali. Oggi le guerre sono totali e totalizzanti e il numero più congruo dei cadaveri è composto da civili, per lo più donne, anziani, bambini. Oggi sul campo di battaglia non si muore da eroi, ma da topi: si muore mentre si scappa, mentre si cerca del cibo, mentre ci si ripara in una scuola o in un ospedale. E il nemico uccide non per sopraffare ma per eliminare. Nelle guerre contemporanee si è persa l’etica del combattere, il senso del valore, il senso morale della vita. Tranne poche eccezioni, le donne auspicano sempre la pace, mai la guerra. La logica della sopraffazione non è una logica femminile. L’irrazionalità del combattere non è nella logica delle donne, che in genere sono più propense a trattare di pace, a custodire i valori, le vite, la famiglia. Ogni donna, di fronte a Creonte, sceglie sempre il destino di Antigone.
Le immagini che la guerra ci invia destano pietà e orrore. L’orrore sta nei giovani corpi mutilati, nei palazzi sventrati, brandelli di muri da cui penzolano testimonianze di passate tranquillità, nello sterminio di un popolo antico come il mondo, nel terrore che mostrano gli occhi delle donne di Gaza.
Gaza, una terra che non esisterà più come nazione ma, forse, solo come provincia turistica di Israele, al silenzio troppo lungo dei popoli occidentali oppone l’urlo delle donne, la loro richiesta di pane, di acqua, di farmaci, di porre fine alla guerra.
In fatto di guerra le donne sono state per secoli considerate o un patrimonio da salvare o merce da barattare in caso di pace. Altro che gloria maschile! Chi può dimenticare cosa sia stato per le donne il ratto delle Sabine, le Troiane schiave dei greci vincitori?
Ma a ribaltare una narrazione di parte resiste l’urlo di Cassandra che rifiutava il proprio destino di schiava e la sfida di Antigone contro Creonte per mantenere intatti principi di civiltà negati dal dittatore. Donne che rifiutano l’assurdità della guerra e muoiono perchè l’umanità possa sopravvivere con i suoi sacri principi.
Ce ne furono allora e ce ne sono ancora: chi può dimenticare il ruolo attivo delle donne nella prima guerra mondiale, delle popolane siciliane allo sbarco degli americani e di tutte le italiane nella Resistenza? L’azione delle donne si evidenzia anche oggi, in queste guerre cruente e totalizzanti tra queste armi rivolte al genocidio di umili, vecchi e bambini.
La cronaca ci dice che nessuna donna resta inattiva di fronte alla guerra. A Gaza la giornata di una donna comincia così: mettere al sicuro i bambini in buche sotterranee e correre sotto il fuoco dei cecchini a urlare nelle piazze e ai giornalisti occidentali la propria disperazione, a cercare acqua e cibo, anche una foglia, terra e polvere usata insieme a quel po’ di farina, perché a Gaza, per una popolazione che vive da ottant’anni sotto il fuoco nemico, che vive di una povertà assoluta e di fame, tutto può servire per allungare la vita di un solo giorno per cercare di non arrendersi.
Nei territori di Gaza non c’è una guerra in atto, non ci sono truppe contrapposte, c’è un popolo messo alla fame e agli stenti, uomini, donne e bambini uccisi, con gli aiuti umanitari bloccati al confine, e lì non si contano i giorni, ma i minuti, non esiste il passato e il futuro, ma un solo presente allungato e distopico. In questo presente tutti possono indifferentemente vivere o morire.
Anche l’Unione Europea ha finalmente preso posizione votando per avviare una revisione del suo accordo di associazione con Israele; una proposta sposata nel complesso da 17 paesi europei, MA NON VOTATA dal Governo italiano.
Oggi che a Gaza si sta morendo, noi donne stiamo per le donne di Gaza perché non si possono sopprimere le nazioni, perché siamo fondamentalmente tutte per la vita, per i valori della libertà e della pace, siamo per la civiltà e non per la guerra e di fronte a Creonte stiamo sempre per Antigone.

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