Mi piace scrivere poesie che ricordano gli idilli e che sembrano nate d’incanto. E questo lavoro è nato d’incanto. Volevo realizzare immagini che spiegassero l’essenza di una breve sequenza di versi (una terzina, una quartina, un sonetto, un idillio, una canzone?) Ed ecco queste brevi poesie che colgono l’attimo di una percezione profonda, l’attimo in cui la mente si ritira e cede al battito del cuore.
Nell’irrazionale momento che viviamo, nel caos che non riusciamo mai a ben definire, in questo presente di un mondo che va dove vuole e che furbescamente qualcuno definisce “un mondo alla rovescia”, mi piace pensare che l’essenza della nostra stare in questo tempo sia anche in queste percezioni, attimi, pensieri, spolverature siderali che ci porteremo dietro nel viaggio di domani e fuori dalla nostra attuale percezione.
BRILLA LA CHINA
In fondo. Uno scherzo di foglia
manda un richiamo di luce,
lontani rombi di motori
segnalano presenze.
In questa serenità australe
raggi crepuscolari,
insidiano falene
e san di morte.
In questa brevissima poesia la natura gioca un ruolo fondamentale, come è giusto che sia, trattandosi di un idillio. Non solo la foglia è l’alter ego del poeta ma diventa in pochi cenni il simbolo di una morte incombente, anche se il termine “brilla” fa pensare alla vita e alla luminosità del giorno. Tale luminosità è spenta dalle “falene” simbolo della morte. Qualcosa di Pascoli è rimasta in questa poesia, un qualcosa che mi ricorda Myricae e il continuo soccombere del poeta di fronte alla morte. Ma la potenza di “Brilla la china” sta tutta lì nel titolo che sopravvive ai pochi versi che seguono.
E bè? La morte può farci paura nei tempi che viviamo? Direi di no. Non è la morte che ci fa paura – per altro la guerra è intorno a noi, le catastrofi, la violenza quotidiana, la fragilità del giorno – ma è ciò che non capiamo quello che temiamo. E non capiamo questo improvviso voltarsi dell’umanità verso l’irrazionale, l’egoismo, l’egocentrismo, l’interesse privato dei pochi che dominano il mondo e l’incapacità dei politici a tenere il timone di una barca in un mare pieno di tempeste.
Questa breve poesia assume la funzione di un ritorno alla natura, al semplice, a ciò che è comprensibile pur nella sua incommensurabilità. E i versi hanno il senso di un abbraccio: da “Brilla la china” alle “falene” che san di morte, la vita viene abbracciata tutta, nella sua luminosità e nella sua assenza di luce e di vita.

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