Sono un poeta. Ma cosa significa essere un poeta oggi? Molti si sentono poeti, ma pochi veramente pochi lo sono. E’ un po’ come sentirsi scrittori, narratori. Tutti pensano di saper scrivere solo perché riescono a mettere in fila le parole. Ma questo si sa non basta per essere scrittori. Così, non basta saper fare la rima e saper andare a capo a metà rigo per essere poeti.
Essere poeti oggi, è una sfida contro il destino. Il poeta, il vero poeta, sfida la ricchezza, rinuncia ad uno stipendio, risparmia per autopubblicarsi, partecipa ai concorsi non per vincere ma per poter declamare qualche verso e magari far parte di una qualche antologia, antologia poetica che forse nessuno leggerà. Sì, essere poeti oggi, è una grande sfida; è come essere gli antichi cavalieri, andare a combattere contro il drago, conquistare il Santo Graal, farsi riconoscere per il verso che si crea.
Il poeta ama la parola. La ama per quello che è, qualcosa di etereo, di non definibile che pure unita ad altre parole, lettere, accenti, crea una tela accattivante dove il lettore vuole entrare, essere imprigionato, svanire, in mezzo a tanta bellezza. La parola poetica è un ricamo finissimo che in mezzo ad altre parola crea una trina, un velo di leggerezza, simile a quello che tessero le Grazie per Venere e il filo sta nel Parnaso dove abitano le Muse.
In mezzo a tante brutture, a tante ovvietà, scrivere poesia oggi, significa credere ancora nella leggerezza, nella levità, nella gentilezza; significa perseguire la bellezza. E di bellezza c’è tanto bisogno.

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