Una poesia sul senso della vita

Si parte dal dolore, ma lo si descrive con la metafora degli alberi, i più longevi tra le creature di questo pianeta. Dal mondo vegetale al mondo animale che ne descrive il tempo della vita, ne ricama i contorni. Noi siamo qui, con le nostre illusioni, le speranze e i sogni. Crediamo di dominare il mondo ma il tempo con i suoi ritmi, le sue fughe e i suoi ritorni, realizza una parabola continua ed eterna, una danza che va oltre la nostra stessa esistenza. Con questa poesia ho vinto sabato 13 maggio la XV Edizione del Concorso Giuseppe Longhi del Comune di Romano di Lombardia. Grazie alla Giuria che ha considerato la mia poesia, la più bella tra le tante arrivate.

PARABOLA

Ho strappato via radici

ma il tronco mi sta dentro, nel cuore.

Mi accompagna nella vita

senza affetti, senza amore.

Ho portato via radici

ma resto qui attaccato alla terra

alla fradicia terra dai confini oscuri

a questa idea di casa-capanna

dove giacciono i miei sogni,

e dove posa il mio dolore.

Eppure i rami salgono al cielo,

segnano il percorso dei pensieri

nel disordinato viaggio della vita.

Solo i sogni vanno alla deriva

e si dissolvono lontano

nella placida luce del mattino.

Alle fronde ciarliere che fremono nel vento

ho dedicato un canto, una parola,

un accento che l’aria porta via.

E se, repentino, sorge un concerto di nidi,

un cinguettio continuo che accompagna il mio canto,

sento piccoli accenni di amore

che nascono tra le foglie,

vocali armoniose, consonanti sublimi

che, di nota in nota, ricordano versi,

versi liberi che si alternano

ai ritornelli di una nota canzone.

Oh, lo stormire delle foglie,

che il vento raccoglie e rimanda alla terra

sul peregrino rosario delle genti.

E’ un canto sussurrato, accennato,

sulle antiche parole dell’Uomo

che percorse scalzo il Calvario,

e il buon Samaritano gli porse il mantello,

raccolse le sue spine, i suoi dolori,

gocce di sangue che fecondarono Amore.

Cadono le foglie nell’autunno silenzioso,

volteggiano nell’aria e son parole

che non vogliono arrendersi al dolore.

Di tanta gioia trascorsa, di tanto sole,

di garruli e festosi antichi voli,

resta solo il ricordo,

resta l’attesa di nuove primavere.

Mi piace

Commento: Il commento più interessante l’ho ricevuto da Don Giuseppe Villa. Per chi non lo conoscesse, Don Giuseppe è un mistico: il rapporto che ha con Dio con la Chiesa con il Vangelo è improntato sul misticismo. Ecco: io credo che non si possa fare poesia prescindendo dal misticismo. Il misticismo è l’unico approccio possibile con l’eterno, con l’infinito con tutto ciò a cui l’uomo tende. Don Giuseppe dice: il tronco è l’io, quello che ci portiamo dentro con tutto ciò che resta delle esperienze fatte. I rami e le foglie sono i pensieri che vanno verso l’alto, la fantasia che non ci abbandona e che da un senso alla nostra vita.

Condividi



Lascia un commento

CHI SONO

Giornalista, scrittrice e critica cinematografica, ho collaborato con importanti quotidiani provinciali e nazionali ed ho diretto alcune riviste. Mi dedico da tempo alla scrittura creativa in prosa e in versi. Molte mie poesie hanno ricevuto premi e segnalazioni critiche e sono pubblicate su diverse antologie letterarie, tra cui le riviste “Poeti e Poesia”, Sono segnalata su “Poeti del terzo millennio” con la pubblicazione di una silloge.  Ho pubblicato tre raccolte di poesie: “La parola è il mio dono”, ed. Libreria Editrice D’Urso, e “Penelope stanca”, ed. Il mio libro, (diffuso da Feltrinelli e presentato alla Fiera del Libro di Torino) e “Portami con te”, per Aletti editore.

Da alcuni anni sono Presidente dell’Associazione Culturale Clementina Borghi di cui curo sia il Concorso Letterario Nazionale, Premio Treville, giunto quest’anno alla sua XXV edizione, sia l’antologia che si accompagna al Premio.

Newsletter