La luna ci invita a parlare. Lo fa soprattutto quando è piena, quando sembra che ci osservi dalla sua millenaria esistenza, dalla sua algida apparente mobilità, dal suo fiabesco sorriso. Come ci sentiamo piccoli, mobili, indaffarati ma senza successo, quando la luna si mostra con la sua apparente animia. Lo sappiamo che è un satellite, una stella morta di serie B, costretta a dipendere dal volo di un pianeta. Eppure, osservandola, non posiamo esimerci dal parlarle o parlare a noi stessi.
I.
Eri lì, millennaria luce,
sorpresa… alla finestra
che lascio sempre aperta per pietà,
offerta timida al vento.
Blue moon, luna bianca,
luna piena, falce di luna calante
compagna delle mie notturne angosce,
Quanto t’ho cercata, amata
la tua immagine nel buio,
cheta sorella di temuti incontri,
quanto t’ho cercato amato
volto d’inespresso pianto,
di luce antica straniero incanto….
Nel limitato schermo della notte
giunge, atteso, il pietoso raggio
a lambire palpebre socchiuse.
Occhi pesanti di stanchezza e non di amore
e di copiose lacrime segnate.
Non muterai il millennario corso
misurato nel tempo,
immagine di ineffabile allegria
ora comparsa e già trascorsa,
per me non venisti
e non furono promesse di baci
o languide certezze.
Sul ventre aperto, sentivo il tuo respiro
nel refrigerio soffio del vento
e le tue trine azzurre,
volando via, dispensavano speranze.
II.
Che spreco d’oro in questo mare
ammantato di nubi,
solo un potente raggio di sole
in occaso. Nobile cielo
togli l’ermellino e mostraci
le estese nudità.
Dura poco lo sfarzo e già l’oro cade
su divoranti scaglie di mare.
Poi tutto si veste di buio e le nubi
di questa ricca sera sono già lontane.
Nuova luna o luna nuova,
racchiusa nel mitico alone,
che sarà mai dietro il tuo cono d’ombra,
dietro il segreto silenzio del mondo?
Squarcia per noi il mistero della notte
il profumo dell’essenza più profonda,
l’implacabile tutto che se ne va
tra profumi di stelle.
Resta qui solitudine di cuori spenti,
di occhi accesi e sofferti,
nel tuo annuvolato velario
io vedo il duro strazio
prima che in cuore esploda l’uragano.
III.
E torno sempre qui,
a guardare questo mare di buio intenso nella notte scura.
Scura e senza vento.
E tutto tace.
Le stelle smorzano lontananze eccelse,
sento l’onda che viene, bacia la terra
e dissolve il suo amore in un risucchio.
Odore di consuete intimità celate dall’acqua,
sussurri segreti di vite inconsapevoli
lì sotto rapite.
Non li abbiamo amati molto i nostri fratelli,
su fondali giacenti, segnati di azzurro.
Luci di città mi aggrediscono di spalla
Segnali ti vita.
Correrò lontano
dove il verde dei pini
confonde l’oscurità del cielo.
Domani, forse, tornerò ancora
per udire il canto delle sirene,
il romanzo del mare.
Perdermi voglio
in un fragore di stelle, lontano.


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