“Odore di erba
Tagliata di fresco
Odore di sale,
profumo di mare.
Cerco qualcosa che non ho
E’ uno dei testi “corti” che ho iniziato a scrivere dopo aver dato alle stampe il volume “Per la terra ed altri poemetti”, di cui scriverò in seguito.
Nei mesi in cui ho scritto il poemetto ho cercato di usare un linguaggio alto, un verso complesso, un lessico figurato e nello stesso tempo ricercato. Avevo bisogno di immediatezza e di semplicità, ed ho ricominciato a scrivere versi brevi, piccoli componimenti da leggere in pochi secondi, ma che lasciano lì a pensare.
Quando ero giovane avevo scritto anche degli haiku, stando bene nel numero di lettere segnalate. Ma gli haiku appartengono ad una cultura che non è la nostra, ad una scrittura diversa, quindi, se composti da noi occidentali, assomigliano sempre ad un’imitazione, talvolta carina, spesso pessima. E’ che noi non abbiamo con le cose che ci circondano lo stesso rapporto che può avere un orientale, abbiamo molti più vocaboli che ci tentano che ci spingono ad essere complessi, a fiorire e ad infarcire il verso.
Oggi tento di accorciare la distanza tra l’io/e il mondo che mi circonda, cerco di realizzare una poesia semplice ma nello stesso tempo austera.
E’ una confessione che ho fatto ad un’amica, una scrittrice/fotografa che ammiro molto, Emanuela Ambrogia Vacca. Devo dire che i miei corti le sono piaciuti. Me ne ha “rubati” alcuni e li sta rendendo a me e ai miei lettori, arricchiti da foto stupende, immagini che realizzano quell’immediatezza del linguaggio poetico che io stessa cerco sempre di raggiungere.
“Odore di erba
Tagliata di fresco
Odore di sale,
profumo di mare.
Cerco qualcosa che non ho
E guardo lontano”


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